Sembrerebbe quasi ovvio dire che fare stretching è fondamentale per chi fa attività fisica, e non solo. Con il boom della pratica fitness e dello yoga, diffusi in tutto il mondo e destinati a tutte le categorie di età, sesso ed esigenze, è assodato che lo stretching faccia bene. Lo sappiamo già tutti. Per essere aggiornati sulla materia oggi ci tocca parlare della qualità dello stretching e delle diverse varianti esistenti. Se sei un appassionato dello sport e sei pronto a passare al prossimo livello, preparati a scoprire in profondità cosa è lo stretching globale attivo decompensato.

Come funzionano i nostri muscoli

Partiamo dall’idea che il nostro corpo è funzionalmente composto da una catena muscolare principale anteriore, che comprende soprattutto i muscoli legati alla forza ed alla dinamica, ed una catena muscolare principale posteriore, coinvolgente principalmente i muscoli della statica (o antigravitazionali). Questo vuol dire che i nostri muscoli sono strutturati in lunghe catene muscolari all’interno del sistema miofasciale. I tessuti connettivali creano l’ambiente per tutti gli altri tipi di tessuti del nostro organismo, costituendo sia l’impalcatura che li sostiene, sia la rete di comunicazione fra essi. Il tessuto connettivo è un vero e proprio sistema che connette tutte le varie parti del nostro organismo.

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La lunghezza e l’elasticità di ogni singolo muscolo è strettamente legata a quella di tutti i muscoli appartenenti alla stessa catena miofasciale. Per questa ragione nell’attività di stretching che le persone sono solite svolgere, l’allungamento di un segmento muscolare porta alla generazione di compensi e quindi alla retrazione di un altro segmento.

Vista la complessità del funzionamento dei nostri muscoli il massimo beneficio si ottiene lavorando globalmente anziché in maniera segmentaria.

 

Come funziona lo stretching globale attivo decompensato?

Non è altro che una tecnica che si basa sul mantenimento di posture per lungo periodo (da 2 a 20 minuti) che consentano di far allungare in maniera costante e persistente le catene muscolari per eliminare i compensi. Il termine attivo fa riferimento alla trazione muscolare dei muscoli antagonisti nell’eliminazione dei compensi posturali di un’altra fascia connettivale.

 

Questa tecnica viene anche conosciuta come stretching posturale visto che è in grado di incidere direttamente sulla nostra postura tramite la compensazione posturale inconscia della nostra struttura corporea.

 

Perché sia efficace questa metodologia è fondamentale, soprattutto nella fase iniziale, un apprendimento guidato professionalmente in modo tale da poter imparare le basi e successivamente continuare individualmente.

 

A onor di cronaca, e per renderle il dovuto merito, è importante citare la tenacia e creatività della fisioterapista francese Francoise Mezieres a cui si deve l’introduzione e il primo sviluppo di questi innovativi concetti. Anche se al giorno d’oggi la tecnologia pare essere la risposta a tutto, lo stretching globale attivo decompensato risulta essere un’eccezione.

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