Mal di schiena?

Se ne stai soffrendo, Movertebra ti aiuta a risolverlo e gestirlo per tornare attivo e libero di muoverti.

Senza farmaciinterventi rischiosi.

Movertebra è la risposta.
Movertebra è l’alternativa che stavi cercando.

  • Da tempo assumi medicinali che danno solo un sollievo temporaneo?
  • Sei stanco di trattamenti medici invasivi senza miglioramenti?
  • Sei pronto ad impegnarti in un percorso terapeutico in cui esprimerti attivamente per ritrovare la tua salute?

Un dolore che non se ne va

La lombalgia, conosciuta anche come mal di schiena, è il tipo di dolore muscolo-scheletrico in assoluto più frequente nell’essere umano. A volte, purtroppo, diventa un fastidioso compagno di vita che fa fatica andare via.


Come risposta nasce Movertebra, una nuova modalità medica per sconfiggere il mal di schiena.

Grazie a Movertebra, il paziente lombalgico riuscirà a:

  1. Sconfiggere il dolore senza ricorrere a farmaci né a rischiosi interventi invasivi.
  2. Recuperare la funzionalità articolare e muscolare.
  3. Riprendere le attività quotidiane rese difficili o impossibili dal dolore.
  4. Imparare a gestire il corpo secondo principi ergonomici e trasformarsi in gestore consapevole del proprio benessere.

Perché scegliere Movertebra?

Basato sulle evidenze scientifiche attuali delle neuroscienze, l’Approccio Movertebra attua un trattamento personalizzato del dolore muscolo-scheletrico (mal di schiena) che combina l’educazione sul dolore a esercizi terapeutici. Movertebra agisce direttamente sulle cause del dolore, per rimuoverlo all’origine: di solito i benefici sono evidenti fin dalla prima sessione.

Il percorso Movertebra è adatto a persone di tutte le età affette da lesioni a carico dell’apparato muscolo scheletrico, sia acute che croniche. Ma è anche una soluzione ideale per tutti coloro che, pur non soffrendo di dolori o patologie particolari, desiderano uno stile di vita più attivo e più sano.

Il tradizionale rapporto medico-paziente confina chi soffre di mal di schiena o di altri dolori muscolo-scheletrici in un ruolo passivo: chi soffre è sempre oggetto delle cure del medico e mai soggetto attivo del percorso di guarigione.

Al contrario, al centro dell’Approccio Movertebra c’è la persona sofferente, che sarà la vera protagonista e il primo motore attivo dell’intero processo curativo, dalla fase diagnostica agli esercizi terapeutici, nonché alla formazione per l’autogestione del dolore.

Per Movertebra, il dolore non è un nemico che va sconfitto: è un prezioso segnale d’allarme con cui il nostro corpo manifesta un problema, che va compreso e risolto sia dal medico che dal paziente attivo.

La medicina d’ascolto o medicina narrativa è lo strumento diagnostico del mio Approccio: il paziente ha bisogno di essere ascoltato e di condividere la sua sofferenza. L’ascolto è terapia.

È fondamentale sapere che tutto quello che ti suggerirò l’ho già vissuto. Ho dovuto affrontare il dolore e l’ho sconfitto con successo.

Un approccio olistico

Tra i più grandi limiti dei trattamenti medici convenzionali c’è la frammentazione della persona: la psiche separata dal corpo e il corpo a sua volta suddiviso in “categorie”.

Così, la persona deve ricorrere al “medico delle ossa”, al “medico dei polmoni”, al “medico della testa”, ognuno dei quali potrà restituire al paziente una versione parziale delle cause del suo disturbo, e di conseguenza, fornire soluzioni parziali.

La maggior parte dei dolori muscolo-scheletrici cronici è generata da un insieme di cause che coinvolgono l’intero organismo, includendo anche l’aspetto psicologico, sociale e lavorativo. Una terapia efficace deve quindi considerare la persona nella sua totalità, cioè olisticamente.

Fase 1 – Diagnosi

Al tuo arrivo, sarai ascoltato e ti verranno poste alcune domande per poter creare un percorso di trattamento personalizzato per aiutarti a raggiungere il tuo pieno recupero e i tuoi obiettivi individuali.

Se in precedenza hai consultato altri professionisti per quanto riguarda le condizioni della colonna vertebrale o le lesioni sportive, è fondamentale raccontare questa parte del percorso passato, per chiarire le tue convinzioni acquisite.

Una volta identificata correttamente la parte del corpo disfunzionale, cioè squilibrata, potrai ottenere risultati diagnostici misurabili istantanei (come range di movimento, forza muscolare e flessibilità, nonché l’equilibrio e coordinazione corporale).

La procedura di valutazione clinica è approfondita, e potrebbe essere necessaria circa un’ora per completarla. È importante collaborare per garantire la raccolta completa delle informazioni necessarie per ottimizzare la fase di recupero.

Fase 2 – Trattamento

Consiste in chiarimenti specifici sui motivi del tuo dolore; contemporaneamente si esegue una terapia ortopedica manuale, delle terapie con attrezzi ed esercizi medici specifici, alla occorrenza.

  • È essenziale capire il dolore; l’organismo umano funziona come un’entità, e aree che possono sembrare estranee alla parte dolorosa del tuo corpo possono essere la vera causa della tua condizione.
  • Una volta identificata la disfunzione, si utilizzano gli strumenti di trattamento più appropriati, sicuri ed efficaci per ottenere i risultati desiderati e duraturi.
  • Si prescrivono i giusti esercizi per mantenere i primi risultati nel corso del piano di trattamento.

Fase 3 – Consolidamento

Una volta che più disfunzioni del tuo corpo sono state risolte con il trattamento, comincerai a riguadagnare e potenziare la tua piena funzionalità psichica, emotiva e fisica.

Inizialmente, le sessioni di trattamento saranno programmate abbastanza frequentemente, in media 2 sessioni a settimana per 3 settimane.

È importante in questa fase, rendersi conto che, solo perché non si verificano dolore o disfunzione, non significa che la tua condizione sia completamente risolta. Spesso, infatti, i pazienti fraintendono e cessano la terapia, invece di persistere per consolidare le capacità psico-fisiche ed emozionali acquisite.

Sarai guidato ed aggiornato sui tuoi progressi per assicurarti di essere sulla buona strada per ottenere un recupero soddisfacente e duraturo.

Fase 4 – Mantenimento

Per la salvaguardia del risultato ottenuto, è importante continuare (follow-up) questa routine acquisita e garantire una ottimale autogestione della tua lombalgia.

In questo modo il tuo corpo si muoverà al meglio, dato che non sarà più condizionato dal dolore.

Ci sono alcuni fattori che possono ripresentarsi e continuare a influire sull’accumulo di affaticamento dell’intero organismo (psico-fisico) favorendo la ricomparsa dei sintomi (riacutizzazione). Si raccomanda quindi di rivedersi mensilmente in questa fase del percorso.

Trattamento in studio

Se non vuoi più convivere con il dolore e desideri scoprire le 4 fasi dell’Approccio Movertebra, puoi prenotare subito un Trattamento in studio.

Lo studio Movertebra si trova in Via Monte Grappa, 84, a Udine.

Grazie al trattamento in studio, potrai affrontare il tuo mal di schiena con una diagnosi (clinica e funzionale) e una terapia adeguata e completa.

Il trattamento in studio ha un costo di 187

Consulenza Online

Se abiti lontano da Udine e non puoi iniziare un percorso in studio, non temere. Movertebra ha ideato apposta per te una Consulenza Medica online, con cui potrai:

  • Scoprire tutto quello che devi sapere sulla tua lesione anatomica (muscolo-scheletrica)
  • Capire le cause del tuo dolore
  • Identificare gli ostacoli per un recupero ottimale
  • Imparare strategie personalizzate di intervento precoce

La Consulenza Medica online ha un costo di 97

Trattamento in studio

Se non vuoi più convivere con il dolore e desideri scoprire le 4 fasi dell’Approccio Movertebra, puoi prenotare subito un Trattamento in studio.

Lo studio Movertebra si trova in Via Monte Grappa, 84, a Udine.

Grazie al trattamento in studio, potrai affrontare il tuo mal di schiena con una diagnosi (clinica e funzionale) e una terapia adeguata e completa.

Il trattamento in studio ha un costo di 187

Consulenza Online

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  • Imparare strategie personalizzate di intervento precoce

La Consulenza Medica online ha un costo di 97

Hai qualche dubbio?

Prenota una telefonata di orientamento gratuita
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Ancora prima di contattarmi per la Consulenza Medica online o un trattamento in studio, sono sicuro che avrai dubbi, domande, curiosità da soddisfare o vorrai maggiori informazioni.

Ecco perché ho deciso di offrirti una chiamata di orientamento gratuita, senza impegno.

Risolveremo insieme ogni tuo dubbio e potrai così decidere se beneficiare della consulenza.

Ti basta lasciare i tuoi dati qui di seguito e verrai ricontattato al più presto!

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F.A.Q. – Le domande frequenti dei miei pazienti

In base a tante domande che mi vengono rivolte dai pazienti ogni giorno, ti svelerò alcuni falsi miti che rischiano di fare danni e generare ansia inutile, ma risponderò anche ad alcuni dubbi nel modo più chiaro possibile. 

Un mal di schiena inatteso è solo un sintomo, non una malattia. Non devi aver paura se senti il blocco alla schiena, come quello del colpo della strega, etc.

Spesso dipendono dalla posizione che assumi quando sei seduto in macchina, al lavoro, oppure da sforzi a cui non sei abituato.

Assolutamente no. Intensità non è sinonimo di gravità.

Non solo puoi. Devi muoverti!

Il mal di schiena è legato di solito a posture e movimenti scorretti, stress prolungato, un cattivo stile di vita. Le cause, nella grande maggioranza dei casi, non hanno a che fare né con l’ernia né con l’artrosi.

Ci sono persone che convivono una vita con l’ernia e non ci sono mai lamentate, altre vengono operate di ernia e poi tornano ad avere dolore! Sono tanti i fattori da prendere in considerazione.

Si devono prescrivere solo se il medico, in base alla visita, sospetta una patologia grave, oppure se falliscono le prime linee di trattamenti.

No, ogni giorno arrivano nel mio studio tante persone giovani, che, per esempio a causa dello smart working, si ritrovano col mal di schiena o comunque bloccate. Se per lavoro devi stare tanto in macchina o molto tempo seduto, sai di cosa sto parlando.

Nelle persone che non hanno più 20 anni ci può essere più predisposizione al mal di schiena a causa di un fisiologico invecchiamento dei tessuti, ma questo non vuol dire che tu sia condannato a non fare le cose che ti piacciono a causa del mal di schiena.

Per esempio, Sara, una paziente di 88 anni, aveva tanto mal di schiena ed era convinta che alla sua età non potesse più fare niente. Non ci crederai, ma è tornata a ballare e alle terme.

Assolutamente no! Spesso gli addominali causano o peggiorano il mal di schiena, se fatti nel momento oppure nel modo scorretto.

Ti insegnerò tanti esercizi per renderti veramente consapevole del tuo corpo, esercizi molto diversi dagli addominali.

95 volte su 100 no. Nella stragrande maggioranza dei casi il mal di schiena si risolve con un’adeguata educazione e imparando a gestire il proprio corpo.

Enrico, un mio paziente, aveva fatto diversi interventi chirurgici sulla colonna lombare e ogni volta, dopo pochi mesi, tornava a bloccarsi. Adesso riesce finalmente a gestire il proprio corpo in una maniera più agevole.

Sì, questo è il punto cruciale, è là dove Movertebra concentra i suoi sforzi perché bisogna evitare che il dolore cronicizzi. La prevenzione delle recidive -riacutizzazione- è possibile grazie a quella che è stata codificata come “back school”, cioè una buona educazione funzionale per la schiena che si può ottenere con un numero relativamente ridotto di sedute di esercizi mirati alla corretta impostazione posturale ed ergonomica della colonna vertebrale.

Una volta appresa la tecnica, il paziente acquisirà la capacità di mantenere posizioni giuste, sollevare correttamente i pesi e in generale gestire opportunamente la propria postura e il proprio tono muscolare.

La lombalgia però può cronicizzare non solo per un susseguirsi di episodi acuti sempre più ravvicinati nel tempo; ma anche perché – magari dopo un episodio acuto particolarmente intenso – non si riesce più a venirne fuori: sia per motivi fisici, legati al dolore, ma anche per cause psicologiche legate alla percezione del dolore stesso.

La persona che ha sempre mal di schiena, che collega questo male al movimento, o che ha ricevuto l’erroneo consiglio di “non fare” per non scatenare il dolore, finisce per fermarsi e – fermandosi – perde progressivamente le proprie capacità funzionali.

Ovviamente meno fa e peggio si sente anche emotivamente. Il riposo assoluto, soprattutto se per lunghi periodi, è allora assolutamente sconsigliato perché, riducendo le richieste funzionali alla propria colonna, si finisce per ridurre anche la capacità di fare.

Ti ricordo che la colonna vertebrale non solo è conformata per muoversi, ma è dal movimento che dipende la sua vitalità. Questo non significa fare gli eroi, imporsi sforzi agonistici, ma adottare uno stile di vita che commisuri gli sforzi richiesti alle capacità disponibili.

Il mal di schiena cronico, oppure persistente, è un complicato mosaico da riordinare, fatto da tre tipi di pezzi.

I primi pezzi del rompicapo riguardano il versante biologico del problema, che comprende la lesione iniziale che ha dato origine al dolore, ma anche tutte quelle difficoltà fisiche che si sviluppano inevitabilmente in chi ha mal di schiena per così tanto tempo: a furia di aver dolore il paziente ha ridotto i suoi movimenti, gli hanno magari detto che non può più fare l’attività fisica che gli piace e con il tempo ha perso di allenamento.

Provate voi ad avere mal di schiena per mesi interi, a svegliarvi al mattino chiedendovi per prima cosa se è una buona giornata in base al vostro dolore, magari a prendere in braccio vostro figlio “solo per dovere” come ha detto una volta un paziente, perché avete un gran dolore. È impossibile non avere contraccolpi psicologici. Il problema è che questo non fa che sensibilizzare sempre di più al dolore: è come per il raffreddore: meno ci pensiamo e meno starnutiamo, più ci pensiamo e peggio stiamo. D’altra parte, è un circolo vizioso dal quale ci vuole un aiuto per uscire.

Come detto, la lombalgia cronica è un mosaico composto da tre tipi di pezzi: i problemi fisici, i problemi psicologici e i problemi sociali. Non si può curare una lombalgia cronica senza riabilitare tutti questi problemi, uno per volta, con calma, consentendo al paziente di rimettere insieme tutti i pezzi.

La riabilitazione anche in questo caso è un percorso individuale, che il paziente fa da solo con l’aiuto del rieducatore. Quindi, è un lavoro sul versante fisico (esercizi), e sul versante psicologico, fondato su un approccio cognitivo-comportamentale, che consiste nel conoscere un disturbo per comportarsi adeguatamente. Ma è anche un lavoro di (re)socializzazione.

L’intervento inizia con una serie di chiarimenti, che spaziano dal biologico cioè l’anatomia e la fisiologia, passando attraverso l’ergonomia, ossia come si deve usare il proprio corpo, allo psicologico, la cognizione, soprattutto attraverso un approccio psico-emozionale del dolore, nonché all’aspetto comportamentale, ovvero come ci si deve procedere, cosa si deve fare nelle varie situazioni, e a distinguere cosa è vero e cosa è falso.

Sicuramente: i danni fisici conseguenti a mesi di dolore ci sono e si fanno sentire. Devi re-imparare che il movimento in generale non solo non fa male, ma fa bene anche se sul momento sembra che il dolore aumenti.

In questo caso si sceglie una tecnica a gradini, con esercizi che sono l’uno la logica prosecuzione dell’altro.

Con il tempo, più o meno lentamente in base a quanto consentito dalle condizioni del paziente, dovrai inesorabilmente risalire la scala della forma fisica, perché solo così potrai stare meglio.

Successivamente farai esercizi di recupero della mobilità, esercizi di rinforzo, esercizi di miglioramento del controllo del movimento. Non solo un pezzo, ma tutto l’insieme.

Anche qui è fondamentale da un lato la progressione, lenta e graduale ma costante; dall’altro la presenza del rieducatore che aiuti a comprendere senza sostituirsi al paziente: tutti questi elementi devono essere acquisiti dal paziente da solo, con un aiuto esterno, ma da solo.

Non perdere la fiducia; non dar retta a chi mette solo paletti: con i no non si migliora, ci vogliono una serie di sì, però ragionati e controllati.

In pratica, si deve trovare un buon supporto, di cui si deve aver fiducia, dal quale però si deve pretendere di avere tutti gli strumenti per arrangiarsi da soli, perché un altro problema che si può incontrare è che, invece di dipendere dal dolore, si finisca per dipendere da un terapeuta o da una terapia: si deve invece imparare a far da soli, cioè autogestione se si vuole veramente stare meglio.

Il dolore acuto tende ad essere correlato a una lesione specifica, in cui i tessuti sono feriti, come una distorsione alla caviglia. Questo tipo di dolore tende a stabilizzarsi nell’arco di 6-12 settimane, ma in alcuni casi può richiedere fino a 6 mesi. Questo dolore è come un sistema di allarme, che ci indica che abbiamo bisogno di far riposare l’area interessata affinché avvenga la guarigione. L’intensità di dolore che proviamo può variare da persona a persona in base alla gravità della lesione, alle nostre esperienze passate e persino a quanto siamo preoccupati dai sintomi.

Il dolore cronico oppure persistente, dura oltre i normali tempi di guarigione. Si pensava che ciò fosse dovuto a danni tissutali in corso, ma la ricerca scientifica attuale ha dimostrato che ciò è improbabile. È più possibile che il dolore sia correlato all’aumento della sensibilità del sistema nervoso (cervello e nervi), un po’ come il volume della radio -bloccato ad alto volume-, il che significa che potresti provare dolore senza lesioni ai tessuti. Quando ciò accade, può essere difficile svolgere le normali attività. Un trattamento adeguato potrebbe riuscire ad abbassare il volume, ma richiede tempo e fatica. Ciò significa che le soluzioni rapide, come farmaci, iniezioni e operazioni, sono spesso inutili.

Chi sono

Nel 2014, dopo aver condensato l’esperienza accumulata in una vita di studio e di lavoro, fondo Movertebra, un trattamento riabilitativo personalizzato orientato al paziente per casi di dolore muscolo scheletrico e disfunzioni posturali, della colonna vertebrale e della zona scapolare e pelvica.

Il mio studio medico, a Udine, riceve pazienti da tutta Italia e dai Paesi Europei confinanti.

Titoli di Studio

Medico Chirurgo ortopedico, Albo Medici n. 1409, Ordine dei Medici chirurghi e degli odontoiatri, Gorizia (Italia).

  • Master internazionale “Principles and Practice of Scoliosis Conservative Treatment” presso l’Italian Scientific Spine Institute (ISICO).
  • Esperto in Gestione della qualità nell’azienda sanitaria, Bs As, Argentina.
  • Già Chirurgo Ortopedico Pediatrico, Mendoza, Argentina.

Questa è la fredda sintesi della mia formazione e del mio lavoro, ma c’è un’altra storia che voglio raccontarti, perché penso abbia dei punti in comune con la tua.

La mia esperienza con il dolore

Sappiamo che il dolore è un segnale d’allarme e non un nemico (il diavolo), anzi è un nostro alleato, e che dalla nostra individuale “plasticità percettiva” potrebbe dipendere il modo di reagire, virtuoso oppure catastrofico. Da sintomo può diventare malattia.

Ma non voglio iniziare una breve trattazione sul dolore. Vorrei invece raccontarti le vicende della mia vita legate alla lombalgia, non con la penna di uno scienziato, neppure di un accademico, ma come se fosse una storia scritta su di una medaglia a due facce, da una parte il paziente, dall’altra il medico.

Scriverò provando a seguire il filo nel tempo del mio dolore e delle sue conseguenze, aggiungendo il mio pensiero medico applicato al “me” paziente.

Per diventare medico iniziai nel 1972, nella mia città natale, gli studi di medicina, presso l’Università di Cuyo, Mendoza, Argentina. Ricordo con una certa nostalgia il primo anno di facoltà, dove grazie ai professori di psicologia medica, lessi Carl Rogers e Abraham Maslow, ma allora ritenevo importante solo la visione “carne e ossa”. Tornerò su questo aspetto più avanti.

L’evento che ha cambiato tutto

Alla fine del 1979 mi laureai e agli inizi del 1980, a causa di uno sforzo violento, iniziò il mio pellegrinaggio in compagnia del dolore (lombosciatalgia acuta), ancora oggi non concluso. Rimasi folgorato per terra “senza gambe”, lentamente mi arrampicai su di una sedia dove sostai a lungo.

Questa sfortuna sarebbe poi diventata fortuna perché mi avrebbe permesso, negli anni a seguire, di arrivare a una conclusione, mi auguro per tanti, incoraggiante.

Al momento del trauma ero troppo indaffarato come specializzando in chirurgia e non mi era consentito fermarmi, l’unico diritto e dovere che avevo in quel ruolo era quello di lavorare.

Infatti, non feci nessun accertamento diagnostico, presi (credo) qualche antidolorifico, magari “un massaggino”, un po’ di riposo, relativamente parlando, e avanti!

Quindici giorni dopo avevo ripreso quasi tutte le mie capacità funzionali, il fastidio era ancora presente ma ridotto. Dopo un mese, avevo ripreso in pieno lo sport e così via.

Quarant’anni dopo, il mio compagno di rotta nominato “diavolo” … ops… dolore, non mi ha abbandonato, però adesso, da un bel po’ di tempo, sono io a gestire lui. Aggiungo che fino ad oggi non ho mai smesso di fare tanti e diversi sport a livello amatoriale come rugby, equitazione, squash, sci, arti marziali e nuoto, pur con le limitazioni dell’età; solo il Covid-19 mi ha costretto a rallentare, ma non a mollare.

Come dicevo, l’esperienza mi è servita a capire sulla mia pelle che il fatto di aver trascurato la fase acuta non fu causa di una nefasta prognosi. Il moto psico-fisico fece il suo e la mia percezione algica non mi spinse a catastrofizzare. Mi insegnò, tra i tanti aspetti, a non terrorizzare, ma sempre a incoraggiare il paziente con lombalgia.

Fare di più non vuol dire fare meglio

Se non vi ho annoiati ancora, vado avanti. Questa testimonianza non è sicuramente per vantarmi di quanto bravo sono stato, ma è diretta a chi soffre di lombalgia e pensa di essere condannato a vita.

Non è così! Ha un inizio e una fine, però molto dipende dall’impegno di entrambi i componenti del binomio medico-paziente.

Già in Argentina, svolgendo le specialità in chirurgia pediatrica ed ortopedica, istintivamente mi veniva più di comunicare con il paziente che di tagliare e ingessare. So cosa pensate, che non ero tagliato per quel ruolo.

Ma seguite il filo del racconto.

Non ancora convinto nel 1996 feci uno stage all’Avana, Cuba, sui fissatori esterni per le ossa, abbinato alla riabilitazione neuro-ortopedica; questo corso rivelò in me un particolare interesse per le cure conservative.

Lì appresi che il dolore vertebrale può avere origine (secondo studi svedesi, tra gli altri) fino all’80% da fattori funzionali e nel 20% da quelli organici, conoscenze che segnarono in parte il mio futuro decisionale.

Inoltre, individuai la loro applicazione nella pratica sanitaria secondo una visione bio-psico-sociale della medicina: tornai con la mia mente ai suoi precursori Carl Rogers e Abraham Maslow.

Rientrato in Argentina ottenni la specializzazione in gestione della qualità dell’azienda sanitaria, conobbi un altro nuovo pilastro per il mio avvenire, il Dottor A. Donabedian, tanto per nominare uno di tanti maestri, dal quale imparai che il paziente non deve essere succube della sua terapia, ma “privilegiato”, e che fare di più non vuol dire fare meglio.

Avevo infatti imparato l’importanza di prestare attenzione all’adeguatezza e all’ottimizzazione per snellire i processi diagnostici e terapeutici sanitari, verso un percorso di medicina sostenibile.

Sempre in viaggio col “copilota Dolore” arrivai a fine 2002 in Italia. Dopo aver risolto grandi intoppi burocratici diventai medico italiano nel 2004 ed esaurito dalla burocrazia decisi (sbagliando) di non procedere con il riconoscimento delle mie specializzazioni mediche.

Mi sembrò quasi di essermi auto-condannato, però a distanza di tempo ritengo che questa crisi di solitudine abbia rappresentato una grande opportunità di cambiamento e riflessione.

Nel 2005, “neo-laureato” italiano, ritornai al rugby, questa volta amatoriale e senza volerlo diventai “l’aggiustaossa” dei giocatori, miei coetanei e subito dopo dei loro cari.

Una preziosa alleata

Per farla breve, grazie a questo processo di serendipity, scoprii la mia nuova disciplina, abbandonando senza rimorsi definitivamente la chirurgia per occuparmi con passione del dolore muscolo-scheletrico, del quale, come sai, il re è la lombalgia.

Con la resilienza che mi accorsi di avere e pure (ancora) con il mal di schiena, aprii il mio studio. Misi in atto tutta la mia esperienza medica, ma anche quella personale di paziente sofferente. Partivo già avvantaggiato dalla mia esperienza, rendendomi subito empatico e disponibile di fronte a chi, sofferente, si recava da me, perché avevo sempre ben presente il ricordo della mia vicenda, dove la regina è l’incertezza.

Cominciai, “isolato”, la mia ricostruzione personale e in parallelo la costruzione, utilizzando come cavia me stesso, corpo e mente, di un “approccio terapeutico empirico”, giacché non potevo essere accettato in nessun centro specialistico.

Consapevole dal posto che occupa la lombalgia nella sofferenza dell’uomo, dei fattori (funzionali) che prevalentemente la provocano, orientai la terapia verso l’educazione sanitaria mirata alla prevenzione, ma anche alla promozione della salute abbinate all’utilizzo di terapie riabilitative conservative.

Come paradigma di riferimento scelsi la medicina bio-psico-sociale, attento all’ascolto del paziente, alla sua partecipazione attiva nella cura e nell’autogestione del dolore, consapevole dell’invecchiamento, con sempre maggior longevità, per rendere la persona autosufficiente, in linea con la tanto anelata sostenibilità sanitaria.

Lavorare da solo è troppo gravoso e senza confrontarsi è impossibile crescere, per cui da un decennio mi sono associato al Gruppo della Scoliosi e della Colonna Vertebrale (GSS) che mi aggiorna senza sosta fornendomi le più recenti conoscenze sul rachide.

Subito dopo ho conosciuto e sono diventato socio dell’Associazione Italiana Studio Dolore.

Entrambe queste istituzioni le sento parte del mio “team unipersonale” grazie all’arricchimento scientifico e umano che ricevo, di cui sarò sempre riconoscente.

Il mio compromesso di fronte alla persona con lombalgia in primis è sicuramente diminuire il dolore, ma l’obiettivo fondamentale è quello di affrontare a fianco del paziente tutti gli aspetti dell’essere umano che in diversa misura vengono colpiti dalla noxa, come gli aspetti fisici, psico-emozionali, spirituali, sociali e lavorativi, sia per evitare la cronicizzazione della lombalgia acuta sia per evitare delle ricadute.

Per finire, riprendo la frase introduttrice, il dolore è un segnale d’allarme, che nel caso personale segnò la mia strada chiamata lombalgia, che inizia con l’avvio della mia professione negli anni ‘80 e arriva ad oggi, piena di soddisfazioni, sia come paziente che come medico. Vuol dire davvero che non posso percepirla come il diavolo ma come alleata.

Ricapitolando

Faccio al caso tuo se vuoi:

  • Sconfiggere il dolore senza ricorrere a farmaci né a rischiosi interventi invasivi

  • Recuperare la funzionalità articolare e muscolare.

  • Imparare a gestire il corpo secondo principi ergonomici e trasformarsi in gestore consapevole del proprio benessere.

  • Capire che questo è un processo non una soluzione magica.

  • Tornare attivo perché è una priorità assoluta per te e la tua famiglia.

Non sono adatto a te se vuoi:

  • Assumere medicinali che danno unicamente sollievo temporaneo

  • Affrontare trattamenti medici invasivi senza certezza di miglioramento

  • Optare per trattamenti passivi

  • Convivere con il tuo mal di schiena perché non influisce sulla qualità della tua vita

  • Non vuoi impegnarti in un percorso terapeutico in cui esprimerti attivamente per ritrovare il benessere psico-fisico

Testimonianze

dei pazienti che mi hanno reso più orgoglioso

Un vero professionista, persona capace ed estremamente preparata. Risolve problemi alla schiena con estrema facilità e che altri medici, in tanti anni, non erano stati in grado di curare. Bravissimo.

Sono arrivata dal dottor Giunta quasi per caso, nel mio animo c’era rassegnazione ma anche speranza. Ho trovato un professionista che mi ha insegnato a conoscere e sentire la mia schiena, a capirla ed educarla. Il dottor Giunta ti riporta in equilibrio senza farmaci o magie ed un corpo equilibrato è pronto ad affrontare qualsiasi avventura.
Un professionista serio e capace, innovativo e precursore dei tempi.

Conosco il Dott.Giunta da più di 5 anni e mi sono sottoposto ai suoi trattamenti per lunghi periodi. All’inizio per problemi di dolori lombari o alle gambe, causati sia dal guidare parecchie ore al giorno sia per il fatto di giocare ancora a calcio (a più di 50 anni).
Tutte le volte che ho avuto dolori, anche gravi e intensi come nel caso di un mal di schiena che non mi permetteva di dormire, ho sempre risolto in maniera abbastanza veloce e definitiva la patologia che in quel momento mi tormentava.
Da circa un anno invece ho iniziato ad utilizzare il metodo Movertebra come uno stile di vita, integrando le sedute presso lo studio con esercizi quotidiani che faccio a casa e che mi permettono di affrontare la giornata molto più rilassato, sciolto e con maggiori energie.
Ho mandato dal Dott.Giunta amici e parenti e gran parte di loro hanno trovato grande giovamento nelle terapie.
Per chiudere non posso che consigliarlo a tutti per smettere con gli antidolorifici e gli anti infiammatori e risolvere in maniera definitiva quelle patologie che causando dolore rendono la vita difficile.

Avevo provato diverse terapie a causa di un problema di ernia del disco, ma si erano rivelate tutte dei meri palliativi. Su consiglio di alcuni amici ho deciso di affidarmi alla terapia proposta dal Dott. Giunta.

Mi ricordo che percepivo un dolore acuto che mi faceva assumere posizioni scorrette alla disperata ricerca di sentire meno dolore, oppure mi trovavo alla ricerca di un posto in cui sedermi o sdraiarmi affinché il dolore si attenuasse.

Non potevo fare quasi nulla, né deambulare né le attività quotidiane di manutenzione degli apparecchi domestici che sempre faccio. Avevo cominciato con alcune iniezioni prescritte dall’ortopedico, poi avevo indossato il busto e mi ero sottoposto ad ozonoterapia. In seguito alla prima seduta con il metodo del dottor Giunta, avevo percepito un forte dolore assumendo le posture/posizioni corrette con gli esercizi, dopo alcune sedute ho cominciato a sentire il beneficio. Anche a casa riuscivo ad assumere una posizione più eretta. Ho sentito un miglioramento lento ma costante, anche se la strada è ancora lunga.

Il metodo Movertebra è stato per me passare dal metodo “farmacologico” al “naturale”, intervenendo sulle cause dello squilibrio e del dolore. L’ho già consigliato agli amici!

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